Collybia Genere 🍄

Il genere Collybia, così come inteso nella micologia tradizionale, ha subito negli anni una profonda revisione tassonomica.

In seguito a studi morfologici e, più recentemente, filogenetici, la maggior parte delle specie che vi erano comprese è stata trasferita in altri generi, tra cui GymnopusRhodocollybia e Dendrocollybia.

Genere Collybia funghi di piccole dimensioni, cappello piano e liscio dai colori smorti

Lamelle uncinate o annesse piuttosto FITTE 

Collybiia dryophyla nella foto (vedi collybia fusipes e confluens) 

collybia dryophila yd 1Collybia sensu stricto – caratteristiche principali

  • Habitat: le specie attualmente attribuite a Collybia crescono prevalentemente su resti di altri funghi, come corpi fruttiferi in decomposizione. Sono micofaghe (micofili saprofiti).
  • Cappello: di piccole dimensioni (spesso <2 cm), convesso o appianato, di colore variabile dal bianco al brunastro.
  • Lamelle: adnate o leggermente decorrenti, fitte, biancastre.
  • Gambo: sottile, elastico, talvolta radicante; spesso nasce direttamente dai resti del fungo ospite.
  • Spore: bianche in massa, lisce, non amiloidi.
  • Ecologia: saprofita specializzata su altri funghi; non cresce su legno, lettiera o suolo come accade per GymnopusRhodocollybia.

Specie rappresentative di Collybia s. str.

  • Collybia cookei: la più comune in Europa. Cresce spesso su vecchi corpi fruttiferi di russule o lactari.
  • Collybia tuberosa: riconoscibile per la presenza di un piccolo scleroto nero alla base del gambo.
  • Collybia cirrhata: simile alle precedenti ma senza scleroto.

Differenze con generi affini

  • Gymnopus: comprende molte ex-Collybia più grandi, lignicole o terricole.
  • Rhodocollybia: contiene specie più robuste, con spore colorate in massa rosate (es. R. butyracea).
  • Dendrocollybia: genere raro, lignicolo, con caratteristiche microscopiche e ornamentazioni uniche.

Commestibilità

Le specie di Collybia s. str. non sono commestibili e sono considerate senza interesse alimentare. Alcune fonti le indicano come non tossiche, ma la loro piccolezza e specializzazione ecologica le rendono in ogni caso non adatte al consumo.

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