Il genere Collybia, così come inteso nella micologia tradizionale, ha subito negli anni una profonda revisione tassonomica.
In seguito a studi morfologici e, più recentemente, filogenetici, la maggior parte delle specie che vi erano comprese è stata trasferita in altri generi, tra cui Gymnopus, Rhodocollybia e Dendrocollybia.
Genere Collybia funghi di piccole dimensioni, cappello piano e liscio dai colori smorti
Lamelle uncinate o annesse piuttosto FITTE
Collybiia dryophyla nella foto (vedi collybia fusipes e confluens)
Collybia sensu stricto – caratteristiche principali
- Habitat: le specie attualmente attribuite a Collybia crescono prevalentemente su resti di altri funghi, come corpi fruttiferi in decomposizione. Sono micofaghe (micofili saprofiti).
- Cappello: di piccole dimensioni (spesso <2 cm), convesso o appianato, di colore variabile dal bianco al brunastro.
- Lamelle: adnate o leggermente decorrenti, fitte, biancastre.
- Gambo: sottile, elastico, talvolta radicante; spesso nasce direttamente dai resti del fungo ospite.
- Spore: bianche in massa, lisce, non amiloidi.
- Ecologia: saprofita specializzata su altri funghi; non cresce su legno, lettiera o suolo come accade per Gymnopuso Rhodocollybia.
Specie rappresentative di Collybia s. str.
- Collybia cookei: la più comune in Europa. Cresce spesso su vecchi corpi fruttiferi di russule o lactari.
- Collybia tuberosa: riconoscibile per la presenza di un piccolo scleroto nero alla base del gambo.
- Collybia cirrhata: simile alle precedenti ma senza scleroto.
Differenze con generi affini
- Gymnopus: comprende molte ex-Collybia più grandi, lignicole o terricole.
- Rhodocollybia: contiene specie più robuste, con spore colorate in massa rosate (es. R. butyracea).
- Dendrocollybia: genere raro, lignicolo, con caratteristiche microscopiche e ornamentazioni uniche.
Commestibilità
Le specie di Collybia s. str. non sono commestibili e sono considerate senza interesse alimentare. Alcune fonti le indicano come non tossiche, ma la loro piccolezza e specializzazione ecologica le rendono in ogni caso non adatte al consumo.